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Emanuela Volpe

Emanuela Volpe nata a Milano, insegna discipline pittoriche presso il liceo artistico Boccioni di Milano.

“In ogni verità c’è anche il suo contrario.”

Dopo la maturità artistica presso il liceo Orsoline di S. Carlo nel 1976 si è diplomata in Pittura all’Accademia di belle arti di Brera nel 1980.

É diventata consulente del Colore IACC (International Association Colour Consultants) nel 2018.

É stata allieva di Luigi Lomanto, Luigi Veronesi, Pietro Diana, Angela Colombo, Raffaele Degrada, Beppe Devalle, Domenico Purificato, Roberto Sanesi, Edda Mally, Massimo Caiazzo, Lia Luzzatto.

“Più anomalie combinate possono creare una regola.”

Testi critici

” Emanuela Volpe dipinge i corpi femminili con quella serena saturazione dei colori come di chi ha contiguità con la creatività della natura, così come è condizione esclusiva del femminile. Emanuela Volpe si rivolge alla natura con quel fremente, e al tempo stesso, rispettoso atteggiamento di chi si pone all’ascolto, per sentire il dire di ogno cosa, tanto quanto ne possa recepire e quindi svelare, consentendo alle cose quella libertà espressiva che avrà la sua risonanza persuasiva nell’apparizione dell’intensa e satura cromia della sua pittura.
Il corpo femminile nelle opere di Emanuela Volpe si apre allo sguardo dell’artista raccontandole mille storie che finora ha custodito e che l’artista veste del corpo dei pigmenti.
Ed ecco allora che ogni cromia apre narrazioni seducenti, oltre la loro apparente fisicità, funzionalità, plasmabilità.
Emanuela dà loro voce dando evidenza al gesto pittorico, dove i grumi della materia del colore ed il segno rivelato dal gesto sulla superficie dipinta, offrono una nuova e più affascinante possibilità narrativa ai corpi ritratti; e loro, così amati, apriranno l’avvincente canto del dipingere. “

Carlo Adelio Galimberti

” Francesca Bruni si concentra di preferenza sugli spigoli, i dossi, le tensioni e i grumi plastici che il corpo forma, affidandosi soprattutto al potere sintetico della linea: di un tratto veloce, inciso e chiaroscurato che a volte rinuncia anche alla preziosità del colore, ma si appaga del disegno, del pastello monocromo, anche di notevoli dimensioni.
A proposito del suo lavoro Stefano Fugazza ha parlato, molto propriamente, di espressionismo, inteso non certo come citazione letterale ma piuttosto rivisitazione di forme e modi niente affatto naturalistici, pur nella cura estrema dedicata alla scelta delle pose, dei soggetti e del loro rapporto con lo spazio.
Perché l’attenzione si concentra qui sulla superficie, un corpo inteso soprattutto come superficie, campo di espressione plastica. “

Martina Corgnati