Polyrhythm, rassegna collettiva di arte contemporanea

Venerdì 25 Ottobre opening della rassegna di arte contemporanea Polyrhythm a cura di Lucio Forte. In esposizione dipinti e fotografie di: gruppo artistico Artemisia (Francesca Bruni, Rita Carelli Feri, Renata Ferrari, Pea Trolli, Emanuela Volpe), Nicola Bertoglio, Alessandra Bisi, Giancarlo Caciagli. Lucio Forte, Giuseppe Giacobino, Nairò e Marco Sancini.
Sono in mostra interessanti opere a confronto.
Il tema della rassegna deriva da un concetto estrapolato dal linguaggio della musica, la poliritmia, che rappresenta l’utilizzo simultaneo di ritmi non multipli della stessa unità temporale, per arrivare a costruire una figura ritmica differente da quelle già presenti nei ritmi che la costituiscono presi singolarmente. Nell’arte figurativa sovrapposizioni ritmiche possono creare un sistema di lettura dinamico-pluridimensionale.
Testo critico
La poliritmia, rappresenta l’utilizzo simultaneo di ritmi pari e dispari o comunque non multipli della stessa unità temporale, per arrivare a costruire una figura ritmica differente da quelle già presenti nei ritmi che la costituiscono presi singolarmente. Inoltre la poliritmia richiede, per essere tale, la produzione di una ricchezza di varietà ritmica attraverso l’impiego simultaneo dei ritmi appunto, differenziandosi ad esempio dalla melodia, la cui proprietà è quella di essere facilmente individuabile all’interno del tessuto compositivo.
Trasponendo quest’idea all’arte figurativa ed all’architettura ci troviamo a predisporre di un importante strumento.
I ritmi compositivi in architettura sono spesso molto marcati, ben visibili, i canoni progettuali ed i sistemi costruttivi stessi sono genesi della realizzazione di strutture ritmiche poiché la matematica da sempre in architettura detta i tempi, la metrica nella creazione dei manufatti.
Nelle arti figurative, invece è meno necessario, ma solo relativo ad una scelta, il rigore matematico, e quindi più intrigante utilizzarlo in una sperimentazione astratta che non lo prevede obbligatoriamente, come nella progettazione architettonica e nel calcolo strutturale.
E così che vediamo anche quanto il ritmo rappresenti un valore estetico archetipo.
l’idea di vedere e di immaginare costruzioni ritmiche.
Il ritmo nella bidimensione suggerisce l’idea della profondità così come succede nella prospettiva. Il ritmo nelle texture costituisce un linguaggio, di geometrie, come la scrittura fatta di simboli intelligibili, o una lettura di pieni e vuoti, come una scacchiera.

Una poliritmia, una sovrapposizione di ritmi simultanei, ci permette di andare addirittura oltre nell’arte figurativa, i ritmi sovrapposti non sono più disegnati su un piano come nello spartito, la sovrapposizione, la suggestione, ci permette di scavare dentro la tridimensionalità, i ritmi distesi e concomitanti entrano e definiscono una profondità reale perche illusoria che continua a muoversi, dentro e fuori, in una continua e ripetuta messa a fuoco.
I ritmi si distribuiscono nello spazio, questa condizione poliritmica ci fa vivere inoltre un’esperienza temporale dentro l’immagine e non solo, innescando un processo conoscitivo, un motore ritmico, il battito cardiaco, ci permette di scoprire e conoscere l’aspetto criptato dentro l’immagine. Ovvero una proiezione immaginativa dinamica, un fermento di realtà nascoste dentro, dietro ciò che raffigura un’opera.
Un movimento di molecole che prendono vita nell’illusione e raccontano ciò che mai consciamente, lucidamente potremmo riuscire ad inventare e descrivere, un sogno che si racconta, che vive di vita propria, che nasce grazie alla fruizione inconscia e simultanea di ritmi differenti intrecciati da cadenze nella multidimensionalità degli spazi illusori. Ritmi rappresentati, presenti nell’opera attraverso elementi che li definiscono visivamente, adesione poliritmica.

Lucio Forte 2013